La sindrome da groupie

Ovvero: breve antropologia di qualche femmina da social network.

Stimolato dall’analisi di spacciatricedilemmi che in questo post prova, molto bene ma in modo incompleto, a spiegare il proprio punto di vista sul maschio da socialnetwork, provo a fare la mia analisi della femmina da social network praticante, che per brevità espositiva chiameremo fedasona [1].

Le categorizzazioni delle fedasona sono differenti a seconda che  questa la faccia il maschio o la femmina.

  • Per il maschio le femmine sono: fighe, carine o cesse ovvero scopabili (fighe e carine) o non scopabili (cesse).
  • Per la fedasona le (altre) femmine sono: fighe e stronze/stupide, cesse e antipatiche/acide, carine e simpatiche.

La categorizzazione femminile è strettamente dipendente dalla  percezione che la fedasona ha di se nei confronti delle altre, ovvero quanto  lei pensa siano più carine/fighe/cesse le altre fedasona.

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#veneziacamp2009

Caro lettore del mio blog, devi sapere che sono stato due giorni al VeneziaCamp. (allegro)
“Ecchissenefrega!”
Lo So. Ma se sei finito qui, vuol dire che ti interessa, insomma non sei credibile! Invece, ti interessa eccome, magari speri che ti dica delle cose carine, che sei bello, che ho sentito quello che hai detto e che sei stato interessante. (sardonico)
“YAWN, no non è vero, mi interessano le tue opinioni su tutto”
E vabbé, io non me la bevo e comunque per metterti alla prova ti dico subito che non farò uno straccio di nome, anzi, ne farò solo uno e alla fine e sicuramente non sarai tu (linguaccia).
“Sai che ti dico? Sei proprio snob ed hai un ego spropositato!” SBAM!
Ecco, ora che abbiamo cacciato l’egoblogger lettore, siamo rimasti solo io e te mio caro blog e quindi voglio raccontarti questi due giorni per scolpire le sensazioni che sono ancora vive in me in questo momento prima che si perdano, accettando il rischio di esprimerle in modo disarticolato.

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Apolide Errante

I pochi lettori di questo blog dovrebbero già sapere che il sottoscritto è un siculiano DOCGeP di Palermo capitale emigrato nel capoluogo meneghino per correr dietro ad uno stipendio certo; come direbbe mia madre: “nella pignata ci devo calare la pasta e non i complimenti o i crediti verso i datori di lavoro”.
Da buon terronese il periodo di ferie spesso coincide con un ritorno nella terra natìa a trovar madre, suoceri, a far visite ai parenti, giro dagli amici etc… ciò comporta una dose addizionale di stress che fa trasformare la vacanza in una continua organizzazione di  cose da fare per accontentare tutti.
A questo stress, vanno aggiunte tutte quelle cose che si son sopportate per trent’anni come fossero piume e che all’improvviso la distanza ha reso insostenibili nella loro pesantezza: Leggi Ancora…

Il mio sciopero

Oggi 14 Luglio giornata di protesta dei “Blogger” contro il DDL Alfano.

Vengo subito al dunque: condivido le motivazioni della protesta, non condivido le modalità della stessa, quantomeno se effettuata da tutti i blogger.

Motivazioni della protesta
Protesta contro il DDL Alfano , già approvato dalla Camera e in discussione al Senato, che contiene delle norme che impongono “per i siti informatici” , laddove richiesto (e notificato), un obbligo di rettifica “entro quarantotto ore dalla richiesta”.

Modalità della protesta
La protesta prevede un “assordante silenzio” nei blog. I blogger aderenti all’iniziativa, pubblicheranno un “non” post di protesta contenente un’immagine rappresentante il logo dell’iniziativa o addirittura non pubblicheranno nulla.

Perchè sono contrario a questa forma di protesta
Il discorso è lungo, e io non ho il dono della sintesi, ma posso ricapitolare il tutto in queste domande:

  • chi è un “Blogger” che può partecipare all’iniziativa?
  • sono io un “Blogger”?
  • è la forma migliore per esprimere il mio dissenso al disegno di legge?

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Umanità verso gli altri

Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti.

Non mi sono dato alla filosofia spiccia e/o al filantropismo.
Semplicemente ho tradotto in italiano ciò che si dice appellandosi a quell’etica africana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni fra le persone, meglio nota, in Zulu, col termine di Ubuntu.
Ubuntu è una filosofia, un approccio alle cose: Io non posso fare nulla senza gli altri e gli altri hanno bisogno di me.

Ora, immaginate un uomo (Mark Shuttleworth) che ha fatto un sacco di soldi , diciamo centinaia di milioni dollari, vendendo un’azienda che ha creato da zero, decide di utilizzare questi soldi per realizzare il sogno della sua vita: andare nello spazio (uno che si chiama Shuttleworth non può non voler andar nello spazio LOL ). Al ritorno dal viaggio da turista spaziale, neanche trentenne, decide di trovare il modo di restituire al mondo parte di quella fortuna che lui stesso è riuscito a creare:
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