diciannove luglio
E’ domenica pomeriggio.
Sono affacciato al balcone.
Fa caldo.
Sento un rumore, quasi un tuono, in lontananza.
Suonano tutti gli allarmi, anche quelli della mia zona.
Si alza una nube, prima nera, poi giallastra.
E’ successo qualcosa.
Una bomba.
Subito, un pensiero: “Dopo Falcone, che sia toccato a lui?”
Ero affacciato perché aspettavo un amico con cui dovevamo farci un giro pomeridiano, non ricordo nemmeno perché.
Lui non arriva.
Lo chiamo a casa.
Sua sorella mi dice: “Non c’è, è andato verso la fiera che forse hanno fatto un attentato. Forse è il giudice Borsellino”
Esco di casa. Vado a piedi, quasi corro. Arrivo. Puzza di gomma bruciata, i carabinieri, i nastri biancorossi per non far passare persone, la polizia, la gente, i palazzi squarciati. La panineria “Belle Epoque” dell’angolo dove andavamo spesso, non esisteva più. Sembrava che fossero passati dei caccia a bombardare la città. Sembrava un’altra albergheria
Ho chiesto alla gente chi era, se era proprio lui, il giudice Borsellino.
Piangevano.
Tutti.
I poliziotti piangevano.
Io piangevo.
Da allora il mio modo di percepire le cose, la mafia, lo stato, è cambiato. La mafia ti ha sbattuto in faccia tutta la sua crudele ferocia, la sua voglia di stupire, di far male, di colpire. Nel centro della tua città.
Borsellino era un uomo onesto. Un uomo cui si voleva bene, come lo Zio che ti regalava da piccolo le caramelle. Era come uno di famiglia.
Borsellino aveva il terrore negli occhi. Come quella volta alla biblioteca comunale. Parlava di coraggio, di forza.
No. Quest’uomo non può morire.
Quell’uomo è morto.
Lui e tutti i ragazzi della scorta.
Dopo, la città si è svegliata. Tante manifestazioni spontanee, le catene umane, i lenzuoli, le associazioni. Non c’era politica. Non c’era rosso, bianco o nero. C’era lo sdegno, lo schifo per quello che era successo. Mi ricordo centomila e passa persone il 23 maggio 1993 per la prima manifestazione che ricordava un anno della strage di capaci che invadevano via notarbartolo.
Oggi sono passati esattamente 18 anni da quel 19 Luglio 1992.
La strage è diventata maggiorenne.
Oggi, solo grazie all’impegno di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) e il suo movimento delle Agende Rosse (atto a ricordare il fatto della sparizione dell’agenda di Paolo dal luogo della strage), neanche un migliaio di persone hanno partecipato alla commemorazione del 19 luglio.
Io c’ero.
Ho fatto il percorso che è partito da via d’amelio, si è fermato all’albero falcone e ha concluso in via libertà, dove si trovano le statue di Giovanni e Paolo (si, proprio quelle recentemente oggetto di atti vandalici).
Ecco. Io c’ero.
Come c’ero diciotto anni fa.
Ma non c’era la città.
Il corteo è passato nell’indifferenza generale.
Non era composto solo da cittadini palermitani. Ho sentito accenti toscani, campani, persino lombardi.
Si invocava la gente a scendere dalle case e protestare. A urlare “fuori la mafia dallo stato” a urlare “via d’amelio strage di stato” a farsi sentire.
Ma niente.
L’unico altro rumore che si sentiva era quello degli automobilisti inferociti per il passaggio del corteo. Che suonavano e volevano liberata la strada.
Quei clacson mi hanno fatto male.
Quei clacson a significare il rifiuto di una città verso la commemorazione. A significare una indifferenza radicata nelle persone. Gente lobotomizzata dalla TV e dalle sue minchiate.
E poi, neanche un migliaio di partecipanti.
Palermitani, dove eravate?
Si è parlato tanto di questa commemorazione in TV, eppure, tutti a fare gli struzzi.
Anzi, almeno gli struzzi mettono la testa sotto terra e non dicono nulla. Voi vi siete lamentati.
Mi sono vergognato.
Mi sono vergognato come, ad esempio, si è vergogato Menzo qui per il flop del giorno prima. C’era gente venuta da tutta Italia, e tu, palermitano, suoni il clacson?
Alla fine della manifestazione, c’è stata una bellissima rappresentazione in strada, in via libertà, proprio laddove ci sono le statue di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (note soprattutto per questi fatti). Due bravissimi attori hanno interpretato Falcone e Borsellino. I due, hanno raccontato il loro passato e il nostro presente con gioia, stupore, amarezza. Interrotti continuamente dagli applausi quando si è parlato dei morti ammazzati dalla mafia: chinnici, cassarà, mancuso.
Bravi gli attori. Salvatore e Rita non reggono la commozione e li abbracciano piangenti alla fine,
Scappa un po’ di commozione anche fra il pubblico.
Intorno, nei controviali di via libertà, molti palermitani danno sfogo ai loro clacson per reclamare la strada e la città, la LORO città.
- qualche istantanea che ho fatto>
9 Risposte a “diciannove luglio”
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Encrenoire on luglio 20th, 2010
Vincio questo post mi ha molto toccata. E, lo dico con profonda amarezza, è specchio di un’Italia che non riconosco più, e che ha smesso di combattere.
Faccio girare.
Valle on luglio 20th, 2010
L’unica volta che sono stato a Palermo facevo si e no le elementari e in città non ho neanche messo piede (ero in vacanza coi miei genitori).
Vedere da “esterno” questa cosa della doppia strage è stato come sentirsi rubati in casa (pur non essendo palermitano, figuriamoci tu).
Questa cosa la associo ai fatti newyorkesi dell’11 settembre, è un atto di terrorismo e vederti e leggerti così non mi capacito. Non mi capacito di come una città non possa ricordare un fatto del genere, è un po’ come rinnegare quello che è stato ma soprattutto quello che ancora è!
Da una parte è triste leggere il tuo post, dall’altra invece ti ringrazio per aver messo in luce la verità, cosa che non tutti avrebbero fatto.
Simona Tudisco on luglio 20th, 2010
Come ho già avuto modo di scivere in giro per la Rete a questo giro non me la sento nè di difendere nè di attaccare Palermo. Per me è una condizione nuova, in altri tempi mi sarei scagliata contro tutto e tutti. Le voci che mi arrivano da Palermo, già da mesi, sono piene di amarezza e di rassegnazione. Non riesco ad infierire…soprattutto dalla mia ‘comoda’ posizione milanese. Però vorrei tornare indietro e provare a ridare anima a quel movimento che c’era 18 anni fa e in cui io stessa avevo creduto!Anche se dovessi fare il porta a porta!
galafrone on luglio 20th, 2010
bologna, 2 agosto 1980. quanta gente ci sarà in piazza a distanza di 30 anni ? Palermo non è diversa dalle altre città, il tempo fa dimenticare tutto, la pancia è l’unico metro che l’uomo conosce. Altrimenti non si capirebbe come mai, dopo 5mila anni, si facciano sempre gli stessi errori. E ci sia sempre bisogno di eroi
Vincio on luglio 20th, 2010
OK, avete ragione.
Ma se ci sarà ancora la forza di indignarsi di fronte all’indifferenza, si scoverà prima o poi la forza di lottare.
Anch’io come Simona vivo a Milano. Sono scappato da Palermo. Ma non per questo non voglio smettere di indignarmi.
Indomabile on luglio 20th, 2010
Non si può dimenticare. Non si può. Toccanti le tue parole. Un misto di rabbia ed amarezza verso l’indifferenza cittadina. Ma sinchè ci saranno voci, ci sarà ribellone verso l’omertà che al Sud, come al Nord, purtroppo esiste ancora. Il silenzio e l’indifferenza uccidono. Il coraggio e la parola sono le uniche armi per far valere la giustizia. Grazie di questo post, Vincio.
Zeno on luglio 20th, 2010
Bel post, bravo.
ciao
z
Elena T. on luglio 21st, 2010
Via D’Amelio strage di stato. Sì.
PS. Il comune di Prato, a seguito degli attentati, ha intitolato la piazza dove sorge il palazzo di giustizia piazza Falcone e Borsellino.
monachella on agosto 11th, 2010
…da quell’anno siamo cambiati, o meglio chi voleva vedere, sentire e parlare è cambiato, anche se spesso per l’aria che si respira sembra che poco sia cambiato.