Tu sei, quindi vuoi dire

Perché si partecipa a una discussione?  Cosa è una discussione? A cosa serve una discussione?
Tranquilli. Non sta partendo un superpippone psico-filosofico sull’arte dell’eloquenza, voglio solo arrivare al nocciolo del mio pensiero partendo da lontano.

Si partecipa a una discussione perché c’è un determinato argomento che interessa, una discussione in cui si è almeno con un’altra persona e dove tutti partecipano attivamente fornendo informazioni o giudizi nel merito.

In teoria.

In pratica succede che il nostro parere sull’argomento, il nostro contributo sia attivo (ciò che diciamo) che passivo (ciò che capiamo) alla discussione venga mediato dall’opinione che abbiamo sui nostri interlocutori.

Succede che, alle volte, non ascoltiamo nemmeno ciò che ha da dire il nostro interlocutore perché siamo talmente prevenuti su ciò che dice o è abituato a dire che adattiamo ogni cosa che sta dicendo a un’ idea di ciò che pensiamo egli abbia da dire.

A: “guarda quel fallo nettissimo su Del Piero era rigore!” - B:”Non lo guardo nemmeno, sicuramente non c’era, tu sei juventino.”

Succede, infine, che si creino delle nuove discussioni con argomenti totalmente differenti da quelli appena discussi spostandone l’attenzione.

A: “hai sbagliato a rispondere così a C!” - B:”tu nel ‘94 rispondesti peggio di così a D!” - A:”ma è passato un sacco di tempo e all’epoca sbagliai!” - B:”ti ho visto quando sei entrato senza biglietto a teatro l’altro ieri.”

Ecco che l’oggetto della discussione quando c’è un confronto dialettico, si sposta sempre sulla persona con cui stiamo discorrendo che diventa l’antagonista, l’oppo, il villain, il nemico da distruggere a colpi di informazioni su cose negative sulla sua persona o spostando l’argomento della discussione su una cosa sulla quale sappiamo che l’altro è in difetto.

Diventa tutto, quindi, una banale discussione politica. Un match. La discussione, l’oggetto, l’argomento iniziale non esiste più, l’argomento non conta, l’argomento è l’antagonista. Sempre.

In politica, in tv, nella vita di tutti i giorni, in rete.

Ecco, la rete.

Pensavo che sul web un approccio di questo genere non pagasse, perché la rete ci ha insegnato che i contenuti alla lunga dominano. Ma non sta succedendo così:

Una nota testata online fondata da uno stimato e innovatore giornalist e un formidabile comunicatore della rete, forse uno dei migliori del panorama italiano, si confrontano con una dialettica così fatta:

Cosa ci leggo io?

Il giornale online di cui A è il responsabile  fa le pulci a un sito di B  e B  fa le pulci al sito del giornale di A .

Ma si!, mi butto anche io in questa logica person-is-the-content, e inizio a pormi delle domande:

- se il sito fosse stato di C, A avrebbe fatto lo stesso un articolo su un suo sito?

- se ciò che scrive A di B è falso, perché B non lo dice?

Insomma.  Ci risiamo.

sul web, anche sul web, ciò che dici è ciò che sei.

- L’articolo de il POST
- La risposta di Marco Camisani Calzolari

8 Risposte a “Tu sei, quindi vuoi dire”

  1. catepol  on ottobre 15th, 2010

    posso stottoscrivere? dove si firma?
    :D fuor di battuta… non vale neanche dire “so’ ragazzi” in questo caso

  2. Crimilda La  on ottobre 15th, 2010

    Non so fino a che punto conta l’altro. Noto che la questione sia sempre più spesso affermare la propria opinione e non ascoltare nessuno, chiunque egli sia. Forse mi sbaglio. “sul web, anche sul web, ciò che dici è ciò che sei.” questa fase non mi è molto chiara

  3. Roberto  on ottobre 15th, 2010

    Visto che la bagarre è nata da ilpost.it, se l’obiettivo era quello di

  4. Roberto  on ottobre 15th, 2010

    La diatriba, partita da ilpost.it, almeno un obiettivo credo che riuscirà a raggiungerlo: quello di fare aumentare gli accessi al proprio sito, che in tempi di vacche magre cascano come il cacio sui maccheroni.
    In Italia, si sa, spesso si ottiene più visibilità a parlare di altri blogger che non a scrivere un bel pezzo che dia informazioni interessanti o utili.

  5. Vincenzo Errante  on ottobre 15th, 2010

    @crimilda intendo dire quello che ho scritto prima: che anche sul web, il tuo pensiero, ciò che dici non è importante; lo è ciò che tu sei che soppianterà qualsiasi cosa tu abbia detto o voluto dire.

  6. Crimilda La  on ottobre 15th, 2010

    quel che pensano che tu sia. non quello che tu sei. L’etichetta appiccicata addosso. Non ho letto gli articolo, a dirla tutta io ricevo la pubblicità dal signore. Ho sottoscritto di sì, non la leggo e la butto via.

  7. Cocci Inthenet  on ottobre 16th, 2010

    io sono ancora un’illusa e penso che il messaggio debba essere più importante del messaggero…e passare di nodo in nodo. Penso che il web dovrebbe aiutarci a moderare il nostro narcisismo- Anche per questo non so più chi sono ma so quello che penso. A volte

  8. Cocci Inthenet  on ottobre 16th, 2010

    comunque trovo del tutto legittimo l’articolo del Post, una specie di risposta da bambino quella del guru


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