diciannove luglio
E’ domenica pomeriggio.
Sono affacciato al balcone.
Fa caldo.
Sento un rumore, quasi un tuono, in lontananza.
Suonano tutti gli allarmi, anche quelli della mia zona.
Si alza una nube, prima nera, poi giallastra.
E’ successo qualcosa.
Una bomba.
Subito, un pensiero: “Dopo Falcone, che sia toccato a lui?”
Ero affacciato perché aspettavo un amico con cui dovevamo farci un giro pomeridiano, non ricordo nemmeno perché.
Lui non arriva.
Lo chiamo a casa.
Sua sorella mi dice: “Non c’è, è andato verso la fiera che forse hanno fatto un attentato. Forse è il giudice Borsellino”





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